9 Responses to “lezione 1 - definire i beni culturali”

  1. vera111083 Says:
    25 Febbraio 2008 at 7:41 pm e

    Ok il dubbio é… L’arte contemporanea che non si può certo considerare come valore storico, nè credo antropologico se ho afferrato il concetto, in che modo entra a far parte della sfera dei beni culturali?

    RISPOSTA:
    L’arte contemporanea senza dubbio non appartiene alla sfera dei beni culturali, proprio in quanto “contemporanea” e dunque non ancora passata al vaglio storico che può validarla come tale. In questo senso, può essere considerata come una cultura “bassa” (caratterizzata da novità, sperimentazione, particolarismo) che potrà poi, valutata a posteriori, diventare bene culturale. Ricordo a questo proposito il concetto di “attività culturale” (così come definito nell’art. 148 D.Lgs. 112/98), intesa come «atta a formare e diffondere espressioni della cultura e dell’arte». Le “espressioni della cultura e dell’arte” da sostenere comprendono anche l’arte contemporanea, intesa quindi come potenziale fonte di futuri beni culturali.

  2. Grazie della risposta… Ma allora come avevo intuito l’arte contemporanea è da considerarsi alla stregua della musica rock?! Il discorso torna solo che è strano da immaginare… Buona serata!

  3. Sì, per lo meno in linea teorica. Quel che però accade è che, da un lato, molta musica rock ormai “anziana” continua a essere considerata cultura bassa (e perciò non diventerà mai bene culturale); dall’altro, molta arte contemporanea viene considerata immediatamente “alta”, anche se probabilmente fra venti anni nessuno se ne ricorderà più (e dunque nemmeno essa diventerà mai bene culturale).

  4. Occorrerebbe dare maggior importanza al grado di approfondimento, o studio, o proprio “acculturamento” che l’artista/musicista contemporaneo deve far proprio; aggiungendolo alle sue innante doti.
    Continuando nel dibattito ,mi permetto di riprendere forse l’esempio della difficoltà di comprendere la musica classica senza un’adeguata preparazione, la musica rock in al senso è più fruibile “arriva a tutti” o quasi mentre l’arte contemporanea in tal senso è + “difficile”.
    buona serata
    gimmy

  5. A mio parere non bisogna confondere la cultura di massa con l’arte contemporanea, nè considerarla negativamente come “bassa”.
    Per arte contemporanea io intendo tutta quell’arte che ancora non è storia.
    La cultura di massa o pop esiste già da parecchi decenni, quindi le sue prime manifestazioni sono già storia. E tra queste includo la musica rock, non in tutte le sue espressoni, ma in quelle che ancora oggi hanno valore e non per niente sono ancora ricordate.
    Infatti, come faceva notare anche gimmy, non bisogna sottovalutare la componente tecnica o il bagaglio culturale di alcuni musicisti rock . Il termine “bassa” implica un giudizio di QUALITA’ negativo.

    L’uso che abbiamo fatto dello stesso termine applicato alla classificazione della cultura, ammetto che mi confonde un po’. Infatti non capisco perchè ciò che è nuovo o sperimentale sia valutato negativamente come “basso” che per me è sinonimo di “scadente”.
    E, in assoluto, senza sperimentazione e novità la storia dell’arte non progredisce. Se si ripetono sempre la stessa formula, l’arte cessa d’esistere e diventa cliché.
    Altrettanto sbagliato è pensare che non ci sia sperimentazione o novità all’interno della musica (ma vale anche per qualsiasi altra forma d’arte) che definiamo classica: anche in questa disciplina c’è un’evoluzione ben evidente; non ai profani, ovvio.
    E i profani sono molti, tanto che per la percezione comune è che sia un’arte per pochi e il valore universale che i più le attribuiscono, viene dato sulla fiducia e sulla consuetudine, visto che non saprebbero spiegarne il perchè.

    Allo stesso modo non credo che la cultura alta sia stata creata in contesti istituzionali, ma piuttosto sono questi che si sono creati a posteriori proprio sull’onda del successo e del riconoscimento del valore di quella cultura.

    Insomma, sono d’accordo col definire come “cultura alta” tutto ciò che appartiene alla storia dell’arte del passato ed è valore universalmente riconosciuto (attribuito però dagli esperti, giacchè l’opinione comune si fonda sul loro giudizio), ma senza discriminazioni storiche. Ovvero, se già parte della musica rock è considerata di valore universale perchè di ottima qualità, a mio parere chi si oppone lo fa perchè non riconosce ancora la distanza storica sufficiente.

    Proseguirei oltre con altri ragionamenti ma sono già stata abbastanza prolissa.

    Buon fine settimana

    Eleonora

  6. Anzitutto grazie per il corposo commento, Eleonora. Quanto ha scritto è per me in gran parte condivisibile e in linea con quanto detto a lezione. Mi limito a osservare - a scanso di equivoci - che l’espressione “cultura bassa” non vuole per noi avere una connotazione negativa in termini di qualità, anche se certamente finisce per averla per certi gruppi culturali (probabilmente gli stessi che ignorano che nessuna cultura in verità nasce immediatamente come “alta”). La prendiamo semplicemente come dato di fatto, ovvero come definizione che indubbiamente ricorre nel comune riferirsi a certe espressioni culturali. Osservo anche che non c’è perfetta sovrapposizione fra cultura bassa e cultura di massa (anche perché quest’ultima nasce in America negli anni ‘30 del XX secolo, e quindi è senz’altro ormai “storica”).
    Grazie ancora per il contributo.

    PS: da appassionato di jazz, mi verrebbe da dissentire riguardo il grado di innovazione proprio del modo di praticare oggi la musica classica, ma questa sarebbe solo una mia opinione, che va tenuta distinta dai contenuti del corso!

  7. Ripensando alla distinzione tra cultura alta e cultura bassa mi sono fatta un po’ di domande. Facendo riferimento all’arte di artisti a noi contemporanei (quindi arte bassa) ho pensato a due esempi: quella che troviamo nelle mostre in giro un po’ per tutto il mondo (che generalmente sta gomito a gomito con mostre dedicate a quell’arte che invece senza dubbi è parte della cultura alta, quindi l’arte storica) e quella molto discussa dei writers e dei graffiti, che non tutti considerano arte (penso ovviamente alle opere più complesse e articolate, non alle teg dei semplici imbrattatori, per intenderci mi riferisco a quelle opere che hanno portato il PAC a creare una mostra tematica proprio riguardo questa “nuova” modalità di espressione). Di fatto, il primo esempio di arte d’oggi è piuttosto tutelato (nonostante sia parte di cultura bassa): nonostante la carica fortemente provocatoria delle opere, ad esempio, di Maurizio Cattelan, comunque molto criticate, già il solo fatto di trovarle esposte in mostre credo che faccia pensare ad un buon grado di tutela di questa sua arte, forse perché nell’immaginario comune la parola “mostra” è facilmente associabile al concetto di conservazione e valorizzazione. I graffiti dei writers, nonostante la citata mostra al PAC dell’anno scorso, rimangono illegali. Ci sono state dimostrazioni del fatto che dando lo spazio ai writers in luoghi prestabiliti si possano creare apprezzabili opere. Al di là del gusto personale e della propria posizione a favore o contro i graffiti come arte (dibattito che per altro rimanda vagamente ad altri, come quello citato nel corso dell’iniziale disapprovazione dell’Impressionismo oppure il caso della torre Eiffel, mal accettata dai parigini del primo novecento e diventata uno dei simboli più famosi della città), mi chiedo come sia possibile capire quale sia la vera cultura bassa del nostro tempo che nel futuro potrà diventare cultura alta. Se tra cent’anni scoprissimo che i graffiti sui vagoni delle metropolitane o sui muri di qualche fabbrica (nessun dubbio su quelli disegnati su edifici storici: non ci dovrebbero proprio essere, se no addio alla tutela dell’arte del passato) sono opere di un’arte “alta”, cosa diremo contro l’odierna iniziativa di vari comuni di ripulire tutto? Sarà mai possibile individuare, capire e poi proteggere l’arte del futuro?
    Grazie dell’attenzione..!
    Valentina

  8. Grazie Valentina per le interessanti considerazioni.
    La sua preoccupazione di una nostra effettiva mancata capacità di “individuare, capire e proteggere l’arte del futuro” mi pare più che comprensibile e condivisibile.
    Come ho scritto in un approfondimento che può trovare in questo blog, spetta principalmente agli attori del sistema dell’arte definire che cosa è arte e cosa no .
    A conclusione di questo interessante scambio di opinioni vi consiglio la lettura di “Lo potevo fare anch’io. Perché l’arte contemporanea è davvero arte”, libro scritto da Francesco Bonami ed edito da Mondadori.
    Il libro parte da un presupposto: tutti almeno, una volta nella vita, davanti a un’opera d’arte contemporanea abbiamo pensato: “Questo lo potevo fare anch’io!”. Eppure i critici ci assicurano che si tratta di capolavori, mentre i collezionisti spendono cifre da capogiro per quadri che sembrano tele imbrattate e sculture che appaiono come ammassi di rottami. Come è possibile che una tela strappata possa chiamarsi “arte”?
    Mi sembra possa essere un libro con interessanti spunti di riflessione che approfondirete più avanti qualora affrontiate un corso dedicato all’arte contemporanea.

  9. Vorrei intervenire sul dibattito che si è creato, nello specifico sul tema della legittimazione dell’arte contemporanea, che da cultura “bassa” diventa cultura “alta”.
    F.Poli ne “Il sistema dell’arte contemporanea” sostiene che il momento della legittimazione dipende da quando dell’opera d’arte si interessa il collezionismo pubblico, cioè i direttori e i curatori dei musei. Questo genera valore aggiunto per l’artista, sia a livello economico, sia per quanto concerne il livello di storicizzazione.
    Negli ultimi tempi la legittimazione prodotta dai musei ha assunto un ritmo molto veloce, a causa del complicarsi delle relazioni tra gli attori del sistema dell’arte contemporanea e dagli interessi, anche economici, che prendono piede. In Italia, in confronto ad altri paesi europei e non, vi è carenza di musei di arte contemporanea a cui si sta supplendo negli ultimi anni. Sarebbe auspicabile non solo la valorizzazione della creatività prodotta dagli artisti contemporanei mediante l’inserimento delle loro opere in percorsi museali, ma anche l’esaltazione del loro ruolo in quanto sorgenti di creatività; svecchiare il concetto di museo per renderlo strumento di fruizione partecipativa dei suoi contenuti, questa dovrebbe essere una delle strade dell’innovazione in questo campo. Conservare, valorizzare, innovare.

    Buona serata
    Michela

Leave a Reply

You must be logged in to post a comment.