In relazione alla definizone di BENE CULTURALE fornita in classe, vorrei esprimere alcune mie osservazioni circa il taglio di lettura e di interpretazione forniti.
Intanto il bene si distingue propriamente dalla cosa in quanto porzione del creato sottoposta a criteri di diritti e doveri: al di là di ogni considerazione sulla sua materialità o immaterialità ritengo la distinzione giuridica si preminente.
Mi sfugge invece la distanza fra arte e cultura, oppure fra i relativi aggettivi, in quanto ipotizzerei, più che una suddivisione temporale una distinzione strutturale e contenutistica: ossia non mi è facile comprendere come si possa parlare di un prodotto artistico facendo riferimento ad una pittura di Bacon e, al contrario, di un prodotto culturale facendo riferimento ad una pala di Giotto. Il confronto, ovviamente estremizzato, a mio avviso ricade semmai, in questi termini temporali, unicamente su una valutazione di natura soggettiva, ovvero la valutazione di quali espressioni pur artistiche siano tanto “storicizzate” da essere già parte della nostra cultura.
Tuttavia, ancora mi rimane il dubbio che il focus non sia esattamente stato centrato e, volendo ribaltare la posizione, io definirei semmai i due concetti in relazione fra loro. In pratica: arte è cultura? cultura è arte? Nel primo caso, ne siamo assolutamente certi, considerando la cultura come l’insieme di quei valori (anche estetici e storici) che provengono dalle opere artistiche; nel secondo caso, trovo più difficle dire che un qualsiasi prodotto culturale sia pure artistico (considerando per culturale anche una serie di manifestazioni immateriali in una definizione più allargata).
Dunque semmai parlerei di un contenitore, la cultura, e di un contenuto, l’arte.
Parimenti, trovo sia piuttosto limitato e sicuramente arbitrario, se non per una schematizzazione preventiva, identificare un tipo di cultura alta e bassa, in quanto il problema della periodizzazione perde di valore nel giudizio univoco di ognuno: ossia chiunque può definire tanto di alta cultura un satira volgare quattrocentesca, quanto un brano rock degli anni Cinquanta e chiunque in questa sua definizione soggettiva sarebbe autorizzato a porre l’uno e l’altro in una propria categoria. Applicando rigidamente il concetto di cultra alta e bassa, credo che i rischi più gravi si traducano in paternalismo, pedagogia e infine, nei casi più gravi, censura.
Non vorrei addentrarmi troppo, ancora una volta, in questo tema. Mi limito a fare un paio di osservazioni. Attenzione a non confondere “bene culturale” con “cultura” e/o “arte”. Quella di “bene culturale” è una attribuzione di status istituzionale ed è l’unico dei tre concetti ad avere un riferimento temporale (una “cosa” viene definita come bene culturale sempre a posteriori… penso di aver ribadito questo concetto più e più volte). Giotto è un “bene culturale”, NON un “prodotto culturale”!
Quanto a “cultura” e “arte”, si tratta di due insiemi correlati, laddove l’insieme della cultura è senz’altro più ampio di quello dell’arte (che in esso è contenuto). Per fare un esempio stupido: gli scritti di Leonardo sono cultura (ma non arte); i suoi dipinti sono arte (ma anche cultura).
Riguardo l’ormai “annoso” tema cultura alta vs cultura bassa: è stato detto fin dalla prima lezione che si tratta di definizioni da “uomo comune”, che abbiamo preso come date e analizzate, riconoscendone tutti i limiti. Sottolineo anche che si tratta di un tema scivoloso, i cui estremi potrebbero essere individuati fra saggi che indagano cosa possa definirsi arte e/o cultura (ne approfitto per segnalare il buon testo Arte e non arte di Riccardo Finocchi) e chiacchiere da bar di cui l’esempio visivo più divertente che mi viene in mente ora è la sequenza del film Le vacanze intelligenti in cui la moglie di Alberto Sordi seduta a riposare alla Biennale di Venezia viene scambiata per un’opera d’arte contemporanea…
In relazione alla definizone di BENE CULTURALE fornita in classe, vorrei esprimere alcune mie osservazioni circa il taglio di lettura e di interpretazione forniti.
Intanto il bene si distingue propriamente dalla cosa in quanto porzione del creato sottoposta a criteri di diritti e doveri: al di là di ogni considerazione sulla sua materialità o immaterialità ritengo la distinzione giuridica si preminente.
Mi sfugge invece la distanza fra arte e cultura, oppure fra i relativi aggettivi, in quanto ipotizzerei, più che una suddivisione temporale una distinzione strutturale e contenutistica: ossia non mi è facile comprendere come si possa parlare di un prodotto artistico facendo riferimento ad una pittura di Bacon e, al contrario, di un prodotto culturale facendo riferimento ad una pala di Giotto. Il confronto, ovviamente estremizzato, a mio avviso ricade semmai, in questi termini temporali, unicamente su una valutazione di natura soggettiva, ovvero la valutazione di quali espressioni pur artistiche siano tanto “storicizzate” da essere già parte della nostra cultura.
Tuttavia, ancora mi rimane il dubbio che il focus non sia esattamente stato centrato e, volendo ribaltare la posizione, io definirei semmai i due concetti in relazione fra loro. In pratica: arte è cultura? cultura è arte? Nel primo caso, ne siamo assolutamente certi, considerando la cultura come l’insieme di quei valori (anche estetici e storici) che provengono dalle opere artistiche; nel secondo caso, trovo più difficle dire che un qualsiasi prodotto culturale sia pure artistico (considerando per culturale anche una serie di manifestazioni immateriali in una definizione più allargata).
Dunque semmai parlerei di un contenitore, la cultura, e di un contenuto, l’arte.
Parimenti, trovo sia piuttosto limitato e sicuramente arbitrario, se non per una schematizzazione preventiva, identificare un tipo di cultura alta e bassa, in quanto il problema della periodizzazione perde di valore nel giudizio univoco di ognuno: ossia chiunque può definire tanto di alta cultura un satira volgare quattrocentesca, quanto un brano rock degli anni Cinquanta e chiunque in questa sua definizione soggettiva sarebbe autorizzato a porre l’uno e l’altro in una propria categoria. Applicando rigidamente il concetto di cultra alta e bassa, credo che i rischi più gravi si traducano in paternalismo, pedagogia e infine, nei casi più gravi, censura.
Niccolò Contrino
Non vorrei addentrarmi troppo, ancora una volta, in questo tema. Mi limito a fare un paio di osservazioni. Attenzione a non confondere “bene culturale” con “cultura” e/o “arte”. Quella di “bene culturale” è una attribuzione di status istituzionale ed è l’unico dei tre concetti ad avere un riferimento temporale (una “cosa” viene definita come bene culturale sempre a posteriori… penso di aver ribadito questo concetto più e più volte). Giotto è un “bene culturale”, NON un “prodotto culturale”!
Quanto a “cultura” e “arte”, si tratta di due insiemi correlati, laddove l’insieme della cultura è senz’altro più ampio di quello dell’arte (che in esso è contenuto). Per fare un esempio stupido: gli scritti di Leonardo sono cultura (ma non arte); i suoi dipinti sono arte (ma anche cultura).
Riguardo l’ormai “annoso” tema cultura alta vs cultura bassa: è stato detto fin dalla prima lezione che si tratta di definizioni da “uomo comune”, che abbiamo preso come date e analizzate, riconoscendone tutti i limiti. Sottolineo anche che si tratta di un tema scivoloso, i cui estremi potrebbero essere individuati fra saggi che indagano cosa possa definirsi arte e/o cultura (ne approfitto per segnalare il buon testo Arte e non arte di Riccardo Finocchi) e chiacchiere da bar di cui l’esempio visivo più divertente che mi viene in mente ora è la sequenza del film Le vacanze intelligenti in cui la moglie di Alberto Sordi seduta a riposare alla Biennale di Venezia viene scambiata per un’opera d’arte contemporanea…