Italia chiama Valencia

Come poter rinunciare ad un viaggio Low Cost a Valencia, terza città per popolazione di Spagna, senza avere il rimorso per questo “tradimento” annunciato alla Settimana della Cultura?

Niente paura, sfruttiamo a dovere l’ingresso di 1 Euro al cinema sotto casa e poi via, per un viaggio tanto atteso  quanto sorprendentemente inaspettato.

Non so quanto questa mia esperienza possa rientrare nelle richiesta di una specifica analisi e commento per una mostra o evento visitato durante la settimana della cultura; ma, visto l’importanza di un blog  al fine di scambiarsi opinioni, e soprattutto dopo la lettura dei libri di Settis e in particolare di Kerbaker,  credo possa aiutare ad ampliarne la panoramica e comprendere meglio alcune problematiche che forse proprio guardando oltre i nostri confini ci appaiono più chiare.

La mia analisi non vuole essere assolutamente la descrizione di un viaggio ma vuole approfondire aspetti  che spesso non vengono evidenziati  legati alla fruizione dei beni culturali in genere.

Più o meno tutti noi abbiamo viaggiato con voli a basso costo ed alloggiato in ostello, quindi sorvolo sulle enormi possibilità che si aprono per  viaggiare ed accrescere i nostri bagagli culturali.

Devo però soffermarmi sulla prima cosa che colpisce subito all’aeroporto di Valencia; lì si trova il primo dei numerosi uffici turistici della città; con 18 Euro si acquista un ticket che permette di viaggiare con tutti i mezzi pubblici ininterrottamente per 3 giorni e di visitare la maggior parte dei musei della città gratuitamente o con una notevole riduzione di prezzo.

Come se non bastasse, da lì parte una linea metropolitana che porta al centro città, vi lascio immaginare la differenza qualitativa con le nostre povere 2 linee e mezzo milanesi.

Il centro storico è molto carino, molti gli edifici religiosi da visitare;  su tutti la cattedrale dove è custodito il Calice dell’ultima cena, il museo della seta col suo stile arabescato  ove  si svolgevano le prime contrattazioni borsistiche , il mercato centrale e le due porte di ingresso alla città medievale sopra le cui torri si può ammirare persino il mare situato a qualche km (raggiungibile chiaramente dal centro con il metro!!!).

Insomma c’è pane per i nostri denti, ma con tutta sincerità non mi vien per nulla in mente di paragonare queste bellezze artistiche alle nostre care città, vogliamo mettere Roma, Venezia, ma anche Siena, Volterra o la “mia” Città Alta di Bergamo ?

Ma allora perché stò scrivendo di Valencia? Perché non è questo il punto .

Valencia fino a circa 30 anni fa era attraversata dal fiume Turia, su cui spiccano bellissimi ponti di ogni epoca. A causa delle numerose e dannose esondazioni, fu’ deciso di deviare il corso del fiume molti km avanti  e, il letto dello stesso, ormai svuotato d’acqua, è stato letteralmente trasformato in un immenso parco.

E qui viene la parte che forse più riesce a far cogliere il senso di questa mia analisi.

A pochi km dal centro di Valencia,  nel letto di questo parco, le autorità cittadine hanno commissionato a  famosi architetti “La città delle Arti e delle Scienze”; il più grande complesso ludico culturale d’Europa, nel cui interno spiccano numerose esposizioni temporanee e non che non potrei in breve star qui ad elencare.

Ci si immerge in un panorama straordinario, edifici modernissimi ed imponenti  creano un atmosfera  futuristica  che rende partecipe il turista ma soprattutto il semplice cittadino di questo work in progress proiettato nel futuro.

Perché non dimentichiamo, tutto questo è inserito in un contesto di grossi investimenti anche nei settori che gli ruotano intorno, primo fra tutti le infrastrutture ma  anche il commercio e lo svago in genere (campi da calcio, tennis e piste ciclabili sono un piacevole ornamento a tutto questo).

Come dimenticare poi a poche centinaia di metri immersi nel verde del parco il palazzo della Musica, e l’Oceanografico, il più grande parco acquatico d’Europa.

Notevole è pure l’IVAM Istituto Valenciano di Arte Moderna, posizionato a poche centinaia di metri da l’Università Cattolica di Valencia e a pochi metri dal parco, con opere di Arroyo, Tinguely, Beuys e una sorprendente video istallazione di Bigas Luna.

Mi colpiscono molto, oltre alle opere, la presenza di moltissimi alunni di scuole superiori e il moderno bar inserito all’interno dello stesso che permette al visitatore di fermare un attimo la visita senza per questo creare attrito con  i vari spazi del museo.

Moltissimi gli spunti e le idee che vengono frequentando questà città, spero pertanto con questa mia esperienza di aver contribuito ad ampliare la visione di alcune problematiche che forse in Italia devono essere ancora risolte.

Scarsezza di infrastrutture adeguate, mancanza di coordinamento tra vari settori o tra musei stessi ad esempio, scarsa volontà di investire sui giovani e su progetti magari un po’ rischiosi ma che devono tener conto dell’ambiente e della cultura della nostra nazione.

Obiettivamente, se tutto ciò potrebbe sembrare un commento negativo riguardo alla nostra “Italia Spa”, ritengo di buon auspicio immaginare che molto è il lavoro da fare ma le idee non mancano e, ribadisco si parte dal grosso vantaggio di avere opere d’arte senza eguali.

Dipende tutto da noi.

Schiavi GianMario  

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