Visita del 29 Marzo 2008
Premessa: purtroppo non ho potuto partecipare alle iniziative proposte durante la “Settimana della cultura”. Ho infatti colto l’occasione delle vacanze pasquali per concedermi un piccolo viaggio di piacere. Destinazione: Scozia. In realtà avrei voluto seguire l’incontro al Convegno tenutosi a Brera Lunedì 31 Marzo sulle tecniche di conservazione delle opere d’arte contemporanee. Arrivata a Brera ho però scoperto (come tanti altri) che si sarebbe dovuto prenotare, cosa che non era menzionata nella brochure che avevo recuperato in Università. Cosa ancora più sconcertante è stato sapere che altri studenti, lì presenti, avevano contattato gli uffici di Brera dai quali era stato assicurato che nessuna prenotazione era necessaria. In molti siamo così tornati a casa con “la coda tra le gambe”, delusi dalla pessima organizzazione. Sarei curiosa di sapere se qualcuno di voi è riuscito ad entrare e se ha effettivamente prenotato…
Così, sfumata l’unica possibilità di scrivere riguardo a una iniziativa della “Settimana della cultura”, dedicherò le prossime righe alla descrizione di una visita effettuata durante il mio soggiorno nella regione di Dumfries&Galloway, nel Sud della Scozia.
Sabato 29 Marzo, scoraggiati da un cielo plumbeo e da un’incessabile pioggia, abbiamo deciso di optare per un’attività “al chiuso e all’asciutto”. Dopo aver consultato guide e siti Internet, abbiamo fatto rotta a sud-ovest, verso una piccola ma adorabile cittadina chiamata Kirkcudbright, per visitare Broughton House, la casa muso di Edward Atkinson Hornel, un importante e talentuoso pittore scozzese di fine XIX secolo. All’arrivo siamo stati accolti da tre sorridenti signore “very british” che ci hanno illustrato brevemente il percorso da seguire e ci hanno fornito qualche informazione sulla storia della casa che, perfettamente conservata, presenta tutti gli interni originali. La nostra visita è iniziata dalla Hall a pian terreno, un tempo adibita a soggiorno; abbiamo continuato attraverso la Galleria, una lunga stanza rettangolare, progettata nel 1909 dall’architetto di Glasgow, John Seppie. La sala era stata principalmente ideata per esporre le opere di Hornel, ma ben presto divenne il luogo dove il pittore amava intrattenersi con i suoi ospiti. E’ stata poi la volta dell’atelier, un vero e proprio laboratorio dove sono conservati tutti gli attrezzi del mestiere: cavalletti, pennelli, colori, cornici, dipinti finiti, altri incompleti e alcune tele solo abbozzate. Al piano superiore è stato possibile vistare lo Studio dove Hornel si dedicava alla lettura, la Library e la Dining Room. Quest’ultima è davvero strabiliante: così fornita da essere stata, intorno al 1950, la biblioteca cittadina. La casa svolgeva dunque una duplice funzione: privata, in quanto luogo familiare, e pubblica, in quanto biblioteca. La visita si è poi conclusa nel semi-interrato, ai tempi destinato alla lavanderia, alla dispensa e alla cucina (dove sono ancora conservati i piatti che il pittore aveva portato a casa dai suoi frequenti viaggi in Oriente). L’ultima tappa è stata il grande e curatissimo giardino che abbiamo però percorso in tempi rapidissimi vista la pioggia incessante!
La casa-museo è un bene importante per la storia locale: Hornel faceva infatti parte di un gruppo di artisti denominati Glasgow Boys che, all’inizio del 1900, divennero un gruppo-leader per la pittura scozzese. Oltre ad Hornel altri si trasferirono a Kirkcudbright, da quel momento famosa come “città dei pittori”. Ancora oggi vi abitano molti artisti e numerose gallerie e spazi espositivi sono stati aperti. Credo che la casa di Hornel oltre a testimoniare un momento fondamentale per la storia della pittura scozzese, mantenga viva la tradizione del paese in cui si trova che, ancora oggi, continua ad essere considerato un importante centro artistico.
Ho riscontrato diversi fattori positivi che hanno reso la visita piacevole ed interessante:
a) Ho trovato curiosa la modalità con cui il materiale informativo è stato “distribuito”. Non si è trattato semplicemente di leggere una brochure o di ascoltare una audio-guida. All’ingresso ci è stata consegnata una busta blu sulla quale era stampata la piantina della casa. Il nostro compito era di riempire la busta: in ogni locale infatti erano collocati, su banchetti predisposti, dei fogli illustrati recanti la descrizione della sala stessa. Così, entro la fine del percorso, avevamo collezionato tanti fogli quante le stanze viste. Una modalità efficace: non solo rende il visitatore curioso e “attivo”, ma gli permette di tornare a casa con un “gadget” che lui stesso ha, in qualche modo, realizzato e non si è limitato a comprare al bookshop. Al materiale cartaceo, inoltre, è stato affiancato quello multimediale: video sulla vita dell’artista e postazioni pc per “navigare” all’interno della casa e per visualizzare l’intera produzione artistica del pittore.
b) Mi ha colpito la capacità di ricavare spazi adibiti alla biglietteria, al bookshop e agli strumenti informatici, riuscendo a mantenere inalterati gli spazi originali e l’atmosfera della casa.
c) Ho riscontrato la volontà di rendere la casa-museo un luogo “vivo”: non solo contenitore di memorie e storie passate, ma anche spazio per le nuove tendenze. Infatti nella Galleria, insieme ai lavori di Hornel, vi sono temporaneamente esposti dei quadri di un artista scozzese contemporaneo, Ewan McClure, il quale ha rappresentato in molti dei suoi quadri gli interni di Broughton House. Il pittore aveva infatti richiesto di poter utilizzare l’atelier di Hornel come luogo per dipingere e, ricevuta risposta positiva, ha lavorato lì per un certo periodo di tempo.
d) Un ultimo aspetto da non sottovalutare: l’accoglienza. La cordialità degli “ospitanti” è stata eccezionale: sorridenti, preparati e pronti a rispondere a dubbi e quesiti. Ben lontani insomma dall’immagine di annoiati custodi che siedono stanchi nell’angolo di una stanza.
L’ingresso sarebbe di 8 sterline (circa 12 euro), ma, ottenuto uno “sconto famiglia”, ne abbiamo spese 5 (circa 7.50 euro). I musei in G.B sono gratuiti ma Broughton House è un bene del National Trust for Scotland, una associazione che protegge il patrimonio culturale e sopravvive grazie a donazioni. Non si può dire il biglietto sia stato economico (e 8 sterline avrebbero scoraggiato chiunque!), ma per l’accoglienza, il fascino della casa e il mix di elementi a cui ho accennato prima, posso dire solo una cosa: ne è valsa la pena e lo rifarei.
Ho visto che alcuni di voi hanno caricato delle immagini. All’interno della casa non era possibile scattare foto e nel giardino abbiamo evitato visto il tempo infame. Se ho stimolato anche solo un pochino la vostra curiosità, vi rimando al sito del National Trust for Scotland dove, oltre a trovare informazioni sull’associazione, potrete vedere alcune immagini degli interni della casa: http://www.nts.org.uk/Property/14/
Irene Mariani
L.S Storia dell’arte
Postato in: settimana della cultura