Mezza giornata al FAI presso il chiostro e la chiesa di Sant’Antonio a Milano tra i giovani “Apprendisti ciceroni”

Quest’anno mi è stato proposto di partecipare alla giornata del FAI in modo “collaterale”: alcuni dei nostri colleghi della Specialistica in Storia dell’Arte hanno scelto di fare lo stage curricolare presso la Fondazione per l’Ambiente Italiano, che in vista della giornata di Primavera 2008 ha formato alcuni ragazzi di due licei milanesi a fare da “ciceroni” in due dei tanti monumenti aperti per quest’occasione (in riferimento a questo progetto potete leggere l’articolo sul sito della Cattolica nella home page della facoltà di Lettere, sede di Milano). Alcuni di noi sono stati contattati per somministrare, al termine del percorso, il questionario di valutazione elaborato con lo scopo specifico di capire quanto i visitatori sono stati “soddisfatti” da questo progetto didattico. Io in particolare ero nel sito della chiesa e del chiostro di Sant’Antonio, complesso di monumenti in realtà ben poco conosciuto (anche dalla sottoscritta!).

Benché io sia stata contatta come “esterna”, quindi io per prima non ero a conoscenza di questa iniziativa (o meglio, della possibile collaborazione del FAI con l’Università), ho notato con po’ di stupore il fatto che molti dei tantissimi visitatori a cui ho potuto somministrare il questionario non avevano idea del progetto didattico che il FAI ha elaborato in collaborazione con i loro ragazzi (ben più giovani di quanto immaginassi: erano solo di terza e quarta liceo!). Il progetto “Apprendisti ciceroni” era forse uno degli aspetti più importanti dell’apertura di questo complesso monumentale: i ragazzi hanno collaborato con gli studenti dell’Università Cattolica (oltre che con i funzionari del FAI) non solo per cercare ed elaborare il materiale storico- artistico su cui avrebbero strutturato il percorso di visita, ma anche nell’elaborazione di una breve, ma a mio giudizio ricca, galleria fotografica situata nel primo chiostro, quello ristrutturato, coperto e adattato a sala conferenze negli anni Cinquanta del XX secolo. Le foto, ingrandite, sono risultate leggermente sgranate (piccolo neo, pienamente giustificabile, se si pensa che le fotografie sono state fatte dai ragazzi stessi, con le loro macchine fotografiche dunque con una risoluzione certamente non professionale e che rende ancora più “autentico” il risultato), ma veramente indicative del percorso di studio affrontato dai ragazzi: i soggetti di queste foto, credo su consiglio degli stagisti specializzandi in Storia dell’Arte, non erano ovviamente scelti a caso; erano tutte chiese e monumenti che avevano avuto nell’epoca barocca e, nel caso specifico milanese, borromaica, un momento importante della loro vita, esattamente come il complesso di Sant’Antonio. E’ stato quindi utile per contestualizzare storicamente e stilisticamente il complesso che avrebbero dovuto illustrare a centinaia di visitatori (accaniti, aggiungo io…). Il significato delle foto, poi, è stato “adeguato” al contesto della mostra con interventi in fotoshop: bellissima la foto della cupola di San Lorenzo in contrasto deciso con delle foglie rosso acceso, forse anche per sottolineare la straordinaria continuità di vita di questa basilica.

Il commento più diffuso che ho rilevato è che questo progetto didattico è servito moltissimo ad avvicinare i nostri studenti al patrimonio storico e artistico italiano e che risorse umane, ma soprattutto economiche, permettendo dovrebbe essere replicato sul territorio più spesso e coinvolgendo sempre più professori. Come è stato notato anche a lezione la maggior parte dei visitatori apparteneva ad una fascia d’età piuttosto elevata…effettivamente i soli giovani che ho visto, oltre ai Ciceroni, erano i loro parenti! Forse è da attribuire al fatto che già all’interno delle scuole superiori i professori non sono a conoscenza di questo tipo di eventi, o semplicemente, credo con grave danno per i nostri giovani, non sono interessati… mi sembra veramente assurdo che si sia potuto coinvolgere solo quattro licei in tutta la città! Questo aldilà di tutte le ragioni possibili: mancanza di personale, mancanza di informazione, mancanza di risposta da parte delle scuole. Credo sia un’occasione straordinaria per lavorare con il patrimonio artistico locale (e vorrei precisare che locale non necessariamente significa provinciale o qualitativamente inferiore) facendo si che i giovani conoscano e si appassionino a ciò che vedono quotidianamente, aldilà delle meravigliose opere d’arte “titaniche” studiate sui manuali, ma che tanto spesso si sentono lontane.

In riferimento al confronto fatto anche a lezione, “Settimana della cultura vs FAI”, questa apertura alle scuole, ai giovani e alla loro formazione fa acquistare parecchi punti al fondo Italiano per l’ambiente!

Un’ultima osservazione, che è stata rilevata dai visitatori stessi, è la vicinanza cronologica di queste due iniziative: due eventi organizzati solo una volta all’anno, tutti concentrati in due settimane consecutive! Forse è stata una cosa ricercata, o una coincidenza, ma a questo punto credo che bisognerà farci più attenzione in futuro… davvero molti hanno sentito l’eccessiva concentrazione di iniziative per molti aspetti simili.

Alessandra Turetta

Leave a Reply

You must be logged in to post a comment.