Come già affermato in precedenza, attraverso progetti di mecenatismo, di sponsorizzazione e di partnership il mondo delle imprese si sta avvicinando sempre più al mondo dell’arte e della cultura in generale.
Tra i soggetti che dimostrano uno spiccato interesse per l’investimento culturale, un ruolo di primo piano è assunto dalle banche; in particolare il gruppo UniCredit è da considerarsi come una delle realtà imprenditoriali italiane più attive nel sostegno delle espressioni artistiche contemporanee.
La collezione UniCredit, infatti, si concentra sulle ultime generazioni ovvero sugli artisti presenti sul mercato a partire dai primi anni Ottanta. All’interno di questo progetto c’è un chiaro indirizzo strategico, c’è una selezione testimoniata dal fatto che la collezione si concentra solo sugli artisti operanti nelle aree geografiche di interesse della Banca come l’Italia e i Paesi della Nuova Europa. Secondo il Gruppo la giovane arte è in grado di coniugare la solidità con l’innovazione, la rottura degli schemi con l’esplorazione di nuovi territori; è un “codice di comunicazione”, un linguaggio che consente di aggregare e far parlare le persone all’interno del Gruppo.
L’arte diviene quindi uno strumento in grado di far riflettere oltre che di far accettare e valorizzare le differenze.
Partendo da questo importante presupposto, il Gruppo UniCredit, attraverso una divisione specializzata, ha dato vita ad una serie di importanti iniziative accomunate dal claim “Art Talks, Art brings People Together” e quindi finalizzate a trasmettere attraverso l’arte il proprio messaggio in modo molto diretto, agendo parallelamente come connettore nel tessuto sociale.
Attualmente, infatti, nell’ingresso di via San Protaso a Milano sono visibili tre opere di videoarte di Luisa Rabbia e Sabina Mazzaqui, Grazia Toderi e Sara Rossi. La scelta di proiettare queste immagini su larga scala è data dalla necessità di trasformare la reception da un luogo di passaggio e di attesa ad un luogo di riflessione che deve riflettere l’immagine e l’identità del Gruppo.
Ma è veramente così? Quale è la percezione che un dipendente o un cliente esterno ha di questo progetto?
Da una mia personale esperienza la mia opinione è piuttosto negativa: le opere in questione, seppur proiettate su larga scala, si perdono in una serie di filmati pubblicitari e descrittivi del Gruppo che ne sminuiscono il valore in quanto creano una certa confusione negli occhi di chi guarda. Inoltre, la consapevolezza nei dipendenti di questo progetto e della presenza di queste opere mi sembra che sia piuttosto confusa o inesistente.
Questo ci dovrebbe far riflettere: ha senso parlare di arte come strumento di comunicazione e di trasmissione dei propri valori se poi coloro che in primis dovrebbero essere i destinatari di questa comunicazione risultano estranei a queste iniziative culturali?
Si tratta, dunque, di mere operazioni pubblicitarie o di iniziative di senso destinate ad assumere maggior rilievo e consapevolezza nel tempo?
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