la morte del Louvre (Passepartout)

Non so se a qualcuno di voi è capitato di guardare la puntata di Passepartout (Philippe Daverio, Rai3) del 27.04. Io ne ho vista solo una parte, ma l’ho trovata molto interessante perché il caso del Louvre è stato preso come pretesto per parlare della condizione e della funzione odierna dei musei. Purtroppo, non so se sono previste repliche e apparentemente sul web non ci sono le registrazioni delle puntate, quindi mi limito a indicarvi la pagina con il sunto dei temi della puntata.

3 Responses to “la morte del Louvre (Passepartout)”

  1. Anch’io ho visto la puntata di Passepartout di oggi, 27 aprile.
    L’ho trovata molto interessante e soprattutto inerente al discorso condotto a lezione.
    Purtroppo, avendo perso l’inizio, non ho potuto capire tutto ciò di cui si stava parlando.
    Il sunto proposto al link sopra mi è stato d’aiuto per chiarire alcuni punti (in particolare mi ha fornito indicazioni circa l’identità dell’interlocutore di Philippe Daverio e la sua autorità in materia).
    Tra l’altro, questa puntata è una dimostrazione pratica dell’esistenza di un dibattito aperto su cui si scontrano vari esponenti della cultura sul ruolo che può e deve avere il museo per essere vitale nel presente e per poter comunicare qualcosa ai suoi fruitori.
    Si può inserire nei discorsi di Settis, sull’importanza di un contesto per l’opera d’arte, ma anche di De Varine, quando parla del rinnovamento del museo.
    Nella puntata di Passepartout, Daverio propone, come possibile soluzione alla distrazione dei visitatori del Louvre, il recupero del contesto d’origine di alcuni capolavori. Immediata la replica di Negri, contrario alle restituzioni a tutti i costi (portando l’esempio della restituzione dell’obelisco di Axum all’Etiopia).
    Mi auguro che questo dibattito possa contribuire a un risultato concreto e non rimanga fine a se stesso.

    Paola Valenti

  2. Ho trovato veramente molto interessante questo dibattito ed ammetto di seguire spesso le trasmissioni di Daverio in quanto mi piace molto il suo modo di esporre i concetti legati all’arte ma anche la semplicità del suo parlare.
    Se proprio si è trattato di dibattito, credo sia giusto prendere delle posizioni.
    In questo caso avendo visitato il Louvre e comunque molti siti storici o musei d’arte credo di rispecchiarmi nell’opinione di Daverio.
    Il Louvre l’ho trovato molto dispersivo e credo evidente l’impossibilità di godere appieno di tutte le opere, è scontato dire che occorrerebbero più giorni per apprezzarlo e ciò non è sempre possibile.
    Inoltre come auspicava Daverio, inserire opere d’arte nel loro contesto originario porterebbe giovamento non solo al luogo in sè ma sopratutto alle opere.
    Non dimentichiamo i successi di mostre legate al Lotto a Bergamo o al Mantegna a Mantova.
    A volte mi chiedo, e questa è una provocazione, ma se la Gioconda fosse agli Uffizi, proviamo a immaginare cosa ci attirerebbe del Louvre?
    Buona Giornata
    Gian Mario Schiavi

  3. Proprio nella puntata sulla morte del Louvre tra l’altro Philippe Daverio ha segnalato inoltre (a proposito di quanto si diceva oggi a lezione riguardo il successo delle mostre temporanee rispetto alle collezioni permanenti) come i turisti passassero a fianco di opere di Mantegna, venerate nella mostra dello scorso anno con un discreto successo su scala europea, con noncuranza e disinteresse.
    La cosa fa parecchio pensare. Sarà davvero solo merito della Gioconda il successo del museo parigino?

    Vera Dell’Oro

Leave a Reply

You must be logged in to post a comment.