Bella Italia: un libro di articoli di Cesare de Seta

2007

Lavorando in una Biblioteca e Centro di Documentazione mi sono imbattuta in un testo che credo possa essere interessante all’interno di questo corso: Bella Italia: patrimonio e paesaggio tra mali e rimedi, edito da Mondadori-Electa nel 2007 e scritto da Cesare de Seta,storico dell’arte e dell’architettura moderna e contemporanea che attualmente insegna all’Istituto italiano di Scienze Umane, dirige il Centro Studi sull’Iconografia della città europea all’Università di Napoli Federico II e dal 1974 ha insegnato a più riprese presso l’Ecole des Hautes Etudes eb Sciences Sociales di Parigi.

Più che di un vero e proprio libro , si tratta di una raccolta di articoli scritti dallo stesso de Seta e pubblicati nei vari quotidiani e periodici nazionali a partire dal 1983 circa fino al 2007, raccolta che segue quella precedente, edita nel 1976 dalla Piccola Biblioteca Einaudi col titolo di Città, territorio e Mezzogiorno in Italia. Per rendere più agevole il percorso del lettore gli articoli sono stati suddivisi in cinque argomenti (che rappresentano anche gli unici cinque capitoli del libro):

  1. Beni Culturali: politiche deboli e riforme pericolose
  2. La gestione del patrimonio storico e artistico
  3. Usi propri e impropri delle “cento città”
  4. Bel Paese: calamità, abusi e condoni
  5. Crimini e misfatti

Personalmente, e in base al tema del nostro corso, ritengo che le sezioni più interessanti siano le prime due, con particolare riferimento all’articolo che si trova a pagina 72 e che a suo tempo fu pubblicato in “La Repubblica” (21 agosto 2002) con il seguente titolo: Patrimonio dello Stato spa e la vendita dei beni dello Stato. Il rimando primo è certamente a uno dei testi che il prof. Villa ci ha chiesto di approfondire per l’esame, quello, cioè, di Salvatore Settis. Forse anche perchè si tratta di un articolo pubblicato su un quotidiano di larghissima diffusione o forse perchè de Seta si sente molto coinvolto nell’argomento, il tono di questo articolo (tono che in realtà si ripete intatto per numerosi altri suoi contributi!) è decisamente irriverente e polemico! Molto simile a quello, forse più sarcastico, di Settis: gli esempi portati da entrambi sottolineano quanto potenzialmente, a seguito delle iniziative degli utlimi governi, sia possibile perdere gran parte del nostro patrimonio culturale (“Nisida è proprio un saldo; non dico al lettore il prezzo perchè altrimenti si precipita subito al Demanio a fare la sua offerta e a strattonare il funzionario di turno” C. de Seta, p.72-73). Certamente il testo di Settis, essendo imperniato prevalentemente sulla problematica anche legislativa relaitva al nostro Patrimonio Culturale e soprattutto trattandosi di un testo vero e proprio, è molto più approfondito e con riferimenti molto più specifici e chiari non solo alla legislazione, ma anche alla bibliografia precedente (riferimenti che mancano completamente in quello di de Seta… non dimentichiamoci, però, che si tratta di un semplice “collage ragionato” di articoli finalizzati alla più vasta divulgazione). Di questo testo non ho letto altro che una decina di articoli, quindi, almeno per ora, non mi sento di “osare” troppo in un giudizio. Tuttavia credo che si tratti di uno strumento molto ultile e “maneggevole”: all’inizio di ogni capitolo c’è l’elenco di tutti gli articoli contenuti in quella sezione con la pagina di riferimento ed è quindi possibile leggere e approfondire solo determinati argomenti (per esempio, per tutti coloro che stanno seguendo Storia dell’Arhitettura Moderna del prof. Rovetta, a pagina 334 c’è un articolo relativo al restauro della cupola di Stanta Maria del Fiore). Trattandosi poi di Cesare de Seta, personaggio certamente autorevole nel settore della gestione e della tutela dei beni culturali e ambientali, è sicuramente importante per noi studenti studiare le sue posizioni critiche, i suoi ragionamenti e le sue motivazioni.

Altri articoli che mi sento di consigliare perchè inerenti al nostro corso sono i seguenti: L’inflazione delle mostre e la politica della cultura-spettacolo, a pagina 105 (pubblicato dal ”Corriere della Sera” il 30 marzo 1984), e L’amministrazione ordinaria dei Beni culturali langue a tutto vantaggio della cultura-spettacolo, a pagina 114 (pubblicato in “Sette” del ”Corriere della Sera” il 7 maggio 1988). Come si vede alcuni di questi articoli non sono molto recenti… però è bello (ma soprattutto formativo) sfogliare la storia del pensiero di un così grande studioso che di fatto riflette la storia della, ormai annosa, polemica sulla tutela e sulla valorizzazione del patrimonio culturale in Italia.

Alessandra Turetta

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