Il Museo Bernareggi di Bergamo e il rapporto con il territorio

In merito a quanto letto sul libro Le radici del futuro, di Hugues de Varine, vorrei suggerire una mia riflessione personale che mi è stata ispirata da una esperienza che sto portando avanti con i miei compagni della formazione permanente. Mi ha interessato particolarmente il capitolo in cui de Varine si sofferma sul museo inteso come strumento per lo sviluppo, affermando che l’essenza della nuova museologia consiste nel rapporto diretto e non mediato tra una popolazione (comunità) e il suo patrimonio culturale, il tutto inserito in un territorio (p.171). Questo concetto è ovviamente da collegare a ciò che l’autore esporrà poi parlando dell’ecomuseo.

Il Museo Bernareggi di Bergamo di cui mi sto interessando non è ovviamente un ecomuseo come lo intende de Varine, ma certamente dimostra che la sua idea non è poi così tanto utopica.

Mi sto occupando di questo museo, perché ci è stato chiesto di realizzare un progetto interculturale che unisca il museo ad una particolare comunità straniera presente sul territorio bergamasco. Al di là della tematica interculturale, che aprirebbe un discorso interminabile che esula dal nostro corso, lavorare al progetto mi dà modo di riflettere anche sul rapporto con il territorio di cui parla de Varine. Nel momento in cui si pone mano ad un progetto del genere, infatti, non è necessario interessarsi soltanto della comunità straniera, ma forse anche maggiormente di quella locale, per comprendere quali relazioni possano intercorrere tra due culture diverse, e cosa possa realmente avvicinarle, in una strategia di sviluppo sostenibile. De Varine acutamente scrive che il patrimonio culturale può essere anche usato, sul piano locale, per favorire l’accoglienza e l’integrazione di popolazioni emarginate, immigrate, rifugiate, attraverso il confronto tra il patrimonio culturale presente nel luogo di insediamento e quello di origine (p. 75).

Va premesso innanzitutto che il Museo Bernareggi rientra in una particolare categoria museale: esso è infatti un museo diocesano. Senza entrare nei dettagli del progetto, vorrei solo far notare che per me questo museo è stata davvero una piacevole sorpresa, in quanto esso si differenzia molto dai musei diocesani propriamente detti, primo tra tutti quello di Milano. Se il Museo Diocesano di Milano espone una collezione composta da opere provenienti dalla Diocesi di Milano (che in epoca moderna si estendeva entro confini molto più ampi rispetto agli odierni) e raccolte in seguito alle soppressioni di età asburgica, napoleonica e post-unitaria, il Museo Bernareggi lo è solo in minima parte.

Le opere esposte costituiscono parte della collezione donata da  Monsignor Adriano Bernareggi, che guida la Diocesi di Bergamo tra gli anni Trenta e Cinquanta del secolo scorso. Uomo di Chiesa illuminato, egli concepisce l’arte come la nuova frontiera dell’evangelizzazione. Ricollegandomi anche alle lezione sulla legislazione dei beni culturali, vorrei sottolineare che durante il suo episcopato, Monsignor Bernareggi compie due visite pastorali, durante le quali si occupa assieme ai suoi commissari del regesto delle opere d’arte a rischio di dispersione o già oggetto di incuria, negli stessi anni in cui entra in vigore la Legge Bottai n. 1089/1939. Gli artefatti attestano volutamente la storia della fede cattolica della comunità locale dal periodo post-tridentino fino all’Ottocento, e aiutano a comprendere la società bergamasca dell’età moderna e contemporanea. Oggi la collezione raccoglie più di duemila opere tra pittura, scultura, oreficeria, ecc.

Il gruppo di lavoro che tra il 1997 e il 2000 ha dato origine a tale museo ha voluto infatti porre al primo posto il rapporto con il territorio, progettando un particolare allestimento museografico ricco di rimandi alla diocesi. In questo modo le opere ancora in loco non sono sradicate dal loro contesto, e ciò permette di comprenderle meglio.

Indicativo è il fatto che al termine del percorso al visitatore sia proposto un video che espone in modo dettagliato alcuni percorsi culturali sul territorio. Il museo documenta il territorio ed è aperto al territorio. Non a caso la penultima sala del secondo piano ospita i due maggiori capolavori della collezione: la Trinità di Lorenzo Lotto (1523-1525), e la Madonna con Bambino e Santi di Daniele Crespi (1624). In particolar modo mi sembra adatta la scelta dell’esposizione del dipinto di Lotto, grande artista del Cinquecento bergamasco, che tra le altre cose lavora anche alla Pala di San Bernardino, conservata nell’omonima chiesa a pochissimi metri dal museo stesso. Quindi già in sé rimando al territorio.

Vi consiglio davvero di visitare questo museo, che inoltre propone un allestimento ben studiato in una cornice estremamente moderna, secondo un percorso per nulla noioso né obsoleto (ricordo che il museo nasce nel 2000). Esso ha sede in Palazzo Bassi Rathgeb - in Via Pignolo, strada centralissima che collega Bergamo Bassa a Bergamo Alta – di stile cinquecentesco e recentemente restaurato. Il museo è inoltre dotato di un laboratorio didattico e di una biblioteca. A proposito dei servizi educativi, vorrei concludere sottolineando che il museo ha elaborato delle proposte interessanti per i bambini e gli adolescenti, ancora una volta legate al territorio. Prima tra tutte ArteBus, un pullman che porta gli studenti in giro per la diocesi per conoscere il patrimonio locale, ed è inoltre arricchito da supporti multimediali per i ragazzi.

In collaborazione con il Master di I Livello in Servizi Educativi della nostra università il museo sta inoltre cercando di organizzare delle visite guidate per la comunità russa, offerte gratuitamente ed esposte dalla mediatrice culturale (altro tema affrontato da de Varine) russa della GAMeC. Si pensa di esporre delle icone che normalmente si trovano nei depositi del museo, cercando di ovviare al problema delle opere “nascoste” come per Brera mai vista.

Al Museo Bernareggi appartiene anche il vicino Oratorio di San Lupo, un ambiente settecentesco molto suggestivo (tra l’altro aperto durante le Giornate di Primavera del FAI) che è stato recentemente riutilizzato per l’allestimento di installazioni di arte contemporanea. Altro rimando al territorio …

Il sito è inoltre organizzato molto bene e propone anche la visita virtuale: www.museobernareggi.it.

 

 

Francesca TROVALUSCI

LS Storia dell’Arte

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