Chiesa di San Domenico e Palazzo Magnocavalli

Contributo di Lavinia e Costanza Costanzo.

Un’altra piacevole esperienza resa possibile dalle giornate del FAI, è stata la visita della chiesa di San Domenico e di Palazzo Magnocavalli a Casale Monferrato.

Edificata nel 1472 per volontà del marchese Guglielmo VIII Paleologo la chiesa di S. Domenico è caratterizzata da forme gotiche. Il portale rinascimentale venne sovrapposto alla facciata agli inizi del 500. Originale è il rosone composto da quattro fiori e i segni zodiacali. La presenza di questi ultimi è dovuta al fatto che la costruzione della chiesa avvenne solo dopo aver consultato il parere di un mago (usanza in voga all’epoca). La lunetta sovrastante raffigura la famiglia marchionale, tra cui quattro Paleologi e due frati. L’edificio è diviso in tre navate per mezzo di pilastri e sovrastate da volte a crociera. Interessante è l’affresco staccato dal muro originario e posizionato sul fondo della chiesa che raffigura la Madonna con Bambino tra i santi Domenico e Giovanni Battista (probabilmente opera di Spanzotti). Le numerose cappelle laterali sono ornate da tele imponenti e dai preziosi paliotti degli altari. Nella seconda metà del 600 la quarta navata, più piccola delle altre e contigua al chiostro venne chiusa e separata con un muro dalla zona destinata al culto. Al suo interno vi sono numerosi splendidi affreschi che purtroppo non ci è stato possibile ammirare per motivi di sicurezza (scala pericolante).

A differenza della chiesa il presbiterio e l’attico sono di carattere settecentesco. Il primo, decorato da due dipinti del Guala, venne modificato a metà del 700 dall’architetto Magnocavalli e successivamente sostituito dal coro (opera del frate Giovanni Battista Gasparino che costruì anche il pulpito). Allo stesso Guala appartengono le altre due grandi tele situate ai lati del transetto che rappresentano La battaglia di Lepanto e La disfatta degli Albigesi. Capolavoro di Niccolò Musso è invece la tela raffigurante Dio padre posta sulla cimasa dell’altare.

Dal lato destro della chiesa si accede al chiostro detto “dei vivi”, ancora funzionale (al contrario di quello “dei morti” che è stato chiuso). La torre campanaria gotica e rinascimentale insieme, mostra un’ adeguata mescolanza dei due stili.

Il palazzo, residenza della nobile famiglia Magnocavalli, conti di Varengo, è diventato proprietà del Comune di Casale Monferrato nel 1979. Il porticato risale al 1650 e venne costruito successivamente alla facciata. Sull’edificio sono disposti due ordini di finestre e un grande balcone con balaustra, realizzata dai marmorari dell’officina dei Pelegatta di Viggiù. Sotto la balconata un elegante portale in pietra recante l’arma della famiglia consente l’accesso. Le mensole che sostengono il cornicione presentano figure di maschere del teatro greco. Nel 1723 iniziarono i lavori di rifacimento del palazzo ad opera dell’architetto Giacomo Zanetti. Il cortile è delimitato verso occidente da un’ala del palazzo di gusto classicheggiante. Lo scalone elicoidale, avvitandosi attorno a due colonne, conduce con un effetto monumentale alle stanze superiori. Prima di salire si può notare la statua di un tedoforo realizzata nel 1737 da Gerolamo Lurasco ai piedi della quale venne successivamente aggiunta una civetta, simbolo della cultura greca alla quale Magnocavalli era molto affezionato. Finestre a specchi e stucchi delle figure allegoriche della Prudenza, dell’Abbondanza, di Cerere e di Ercole scandiscono lo spazio circostante. Anche sulla volta è raffigurata una scena allegorica: la Pace che abbatte la Discordia (di Bartolomeo Rusca).

La prima sala del piano nobile, detta sala gialla, è sormontata da una volta affrescata con temi mitologici. I dipinti sovrastanti le porte, racchiusi da splendide cornici d’oro, rappresentano scene dell’antica Grecia.

La seconda stanza, che con i suoi affreschi richiama il tema della primavera e dell’autunno ma anche quello della vita quotidiana, ha lo scopo di rendere partecipe l’osservatore facendolo sentire il protagonista.

L’altra sala gialla, parallela alla prima, benché di dimensioni molto ridotte colpisce per gli affreschi raffiguranti il giudizio di Paride e un cacciatore insieme a Venere. Questa era la stanza in cui la padrona si ritirava spesso con l’amica del cuore e probabilmente con gli amanti. I pavimenti alla veneziana vennero poi sostituiti.

Proseguendo si accede alla sala verde, con affreschi del Cignaroli raffiguranti Bacco e Arianna. I dipinti sulle porte sono realizzati in tempera. Quelli della stanza rossa portano invece il nome di Giovanni Agostino Ratti con episodi tratti dalla Gerusalemme liberata.

L’ultima sala è considerata la più moderna del palazzo. Le cornici non sono in oro e la volta è decorata da angeli al centro e da animali la cui funzione è quella di riempire gli spazi vuoti.

Oggi questo palazzo è sede dell’osservatorio della cultura e quindi non aperto al pubblico.

Purtroppo non è stato possibile inserire qui le foto a causa di un problema con la macchina fotografica.

Anche questa volta i costi sostenuti sono stati minimi, limitati alle spese di trasporto.

Il personale addetto, se pur molto giovane, si è rivelato attento e professionale nella spiegazione.

L’arco temporale di apertura si è rivelato tuttavia un po’ limitato poiché le visite terminavano alle ore 17.00.

Ad ogni modo riteniamo che queste due giornate siano state molto produttive oltre che piacevoli in quanto ci hanno permesso di sentirci più concretamente coinvolte nello studio di questa materia. E’stato altresì positivo notare che l’interesse per i beni culturali è molto diffuso tra la gente di ogni età e che quindi ci si rende conto dell’importanza che questi capolavori del passato hanno per il nostro paese poiché gli regalano un intramontabile valore. Questi sigilli di cultura rappresentano infatti tasselli di storia e contribuiscono a darci una più forte identità culturale.

Costanza Costanzo Matr.3504352

Lavinia Costanzo Matr.3504355

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