Palazzo Medici del Vascello e Palazzo Gastaldi

Contributo di Lavinia e Costanza Costanzo.

Lo scorso fine settimana, in occasione delle giornate di primavera del FAI, abbiamo avuto l’occasione di visitare due incantevoli beni culturali, normalmente non aperti al pubblico, in una delle province della nostra regione d’origine, il Piemonte. Questi poco noti ma splendidi palazzi della città di Asti si affacciano su piazza Roma, chiudendone l’angolo di sud-ovest. La piazza era in passato denominata “dei Comentini” dal nome della famiglia nobile che vi abitava. Cottolenghi diede forma definitiva alla piazza e Umberto I la inaugurò. Curiosa e originale è la vicenda poiché quel giorno, sollevando il velo che celava il monumento di una donna, simbolo dell’Italia, fu chiaramente riconoscibile la somiglianza della statua con l’amante del re, a tutti molto nota.

Palazzo Medici è un imponente edificio neogotico noto anche come “il castello di piazza Roma”. Esso racchiude la torre Comentina, dalla merlatura ghibellina, a coda di rondine. Essa è la più alta torre medievale di tutto il Piemonte.

Il palazzo fu edificato nel 1897, periodo in cui era in voga lo stile liberty. Esso tuttavia si differenzia dagli altri edifici contemporanei perché eclettico. La mescolanza di stili, tra i quali prevale il neogotico, deriva dalla volontà di Luigi de Medici di esaltare il valore della famiglia. La struttura del palazzo riproduce l’impianto del castello medievale, uniformandosi bene alla torre. La costruzione ebbe luogo a seguito dell’edificazione e dell’abbattimento di numerosi altri edifici quali un convento, una chiesa e un teatro in onore di Vittorio Alfieri. Posto nel cortile interno vi è lo stemma di famiglia, realizzato in terracotta nel 1907: le quattro lettere MVBL stanno per Medici Vascello Balducci Luigi. La scritta “excelsior” (=sempre più in alto) alla base, richiama ancora una volta la grandezza della famiglia, come pure la lupa che allatta Romolo e Remo e il leone con la spada.

Accanto alla scala che conduce ai piani superiori la parete presenta il motivo ricorrente del giglio, richiamo a Firenze e simbolo di purezza. Il ferro battuto della ringhiera, tipico elemento neogotico, si snoda in foglie d’acanto e figure fantastiche.

La porta d’ingresso è invece in legno e di stile liberty. La stanza principale presenta una volta a crociera e ampie finestre a sesto acuto che permettono alla luce di inondare la stanza, come vuole la concezione gotica. Il pavimento è originale, composto da differenti tipi di legno che creano con le loro venature una particolare decorazione. Il padiglione a lato presenta un soffitto a cassettoni con il motivo di un grifone alato con Bibbia.

Palazzo Gastaldi venne costruito tra la fine dell’800 e gli inizi del 900 per volere di Luigi Gastaldi che lo commissionò al geometra Carlo Bensi. Lo stile, a differenza del primo edificio, è prevalentemente liberty.

Lo attestano le numerose decorazioni floreali firmate da Giuseppe Rizzolo. Altre riprendono lo stile Rococò con forme morbide ed eleganti. Il corto corridoio che porta al cortile è sovrastato da una volta a botte. All’interno, la scala che porta alle stanze superiori presenta una ringhiera in ferro battuto con drago in perfetto stile liberty. La sala d’entrata è arricchita da elementi floreali e vegetali.

Il soffitto in gesso è funzionale a dare un’idea di leggerezza. Anche il pavimento è realizzato con piastrelle gessate e tutte le decorazioni utilizzate nelle sale vengono continuamente riprese nei lampadari e nelle finestre, con una tecnica a graffio (che dà l’idea di qualcosa in evoluzione e crescita).

La sala successiva, adibita odiernamente alla degustazione di vini, è arredata da mobili i cui motivi riprendono quelli delle facciate (conchiglie, acanto e melograno). Il pavimento è stato anche qui realizzato con differenti tipi di legno, disposto in modo da creare un movimento rotatorio. Il soffitto è adorno di piatti recanti profili di donna (tipicamente classici).

Attualmente questo palazzo è sede di rappresentanza del Consorzio per la tutela dell’Asti Spumante che l’ha ribattezzato “Casa dell’Asti-Renato Ratti”.

I costi da noi sostenuti sono stati esigui poiché l’ingresso ai beni era gratuito e quindi l’unica spesa effettiva è stata quella della benzina.

Le guide che ci hanno accompagnato durante il percorso della visita erano molto preparate e disponibili a soddisfare qualsiasi tipo di curiosità.

E’ stata veramente una bella occasione per scoprire che in Italia è così facile trovare anche dietro casa giacimenti di cultura ed arte capaci di stupire e affascinare un vasto pubblico.

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